| Il
territorio di San Felice sul Panaro dall'antichità
al Medioevo
Le prime testimonianze
di insediamenti umani nel territorio dell'attuale comune
di San Felice sul Panaro risalgono alla media e tarda
età del Bronzo (Secoli XV-XII a.C.).
In quel periodo anche la bassa pianura intorno al Po
risulta occupata da una serie di villaggi appartenenti
alla cosiddetta Cultura "Terramaricola".
In un ambiente in cui la natura aveva un predominio
pressochè incontrastato, con ampi spazi a bosco
e a palude che circondavano le poche aree coltivate,
gruppi di uomini si organizzarono in veri e propri abitati
delimitati di solito da un terrapieno e dal fossato
ed estesi in media dai 30000 ai 50000 mq. Uno di questi
villaggi è stato individuato nel 1929 nei pressi
di Pavignane, nel fondo "Casino" di proprietà
Testi: materiali rinvenuti negli anni passati, per lo
piu' ceramiche di rozzo impasto, furono donate dall'archeologo
sanfeliciano Giuseppe Venturini (1879-1965), ispettore
archeologico onorario per la Bassa Modenese, al municipio
di San Felice, che ora li ha esposti nella mostra archeologica
permanente allestita all'interno della Rocca Estense.
Le successive testimonianze archeologiche nel San Feliciano
appartengono all'epoca Romana, e precisamente al periodo
in cui la potenza di Roma si estende anche sull'Italia
settentrionale. Come e' noto, nel II e I secolo a.C.
lo sforzo colonizzatore dello Stato Romano portò
alla fondazione di città come Modena (183 a.C.)
- da cui doveva dipendere, allora come oggi, il territorio
di San Felice -, all'organizzazione agraria della pianura
tra la Via Emilia e il Po (Centuriazione e altre bonifiche),
alla costruzione di un'efficiente rete viaria che attraversa
la bassa con due assi di importanza interregionale:
la via da Modena a Verona (l'antenata dell'attuale Abetone-Brennero)
e la via da Modena a Este. Numerosi nuclei di famiglie
si stanziarono, a partire dal I secolo a.C., anche nel
nostro territorio, organizzandosi in fattorie dedite
all'agricoltura, allo sfruttamento di spazi rimasti
incolti, ad attività artigianali. E lo dimostra
tutta una serie di scoperte archeologiche di cui si
è dato un resoconto dettagliato in un recente
volume.
Le fattorie erano stanziate di preferenza sui terreni
più alti, lunghi dossi, presso i corsi d'acqua
che allora avevano un percorso diverso dall'attuale.
Tanto per fare un esempio, il Secchio si dirigeva all'incirca
verso Finale Emilia e verso l'area ferrarese.
Punti di addensamento della popolazione locale erano
i vici: uno di questi, Colicaria, ricordato in una fonte
del III secolo d.C., è forse da ubicare nelle
Valli tra San Felice e Mirandola. In epoca romana l'abitato
di San Felice non esisteva e neppure la quasi totalità
dei centri della Bassa.
Sono pertanto fantasie giornalistiche quelle che assegnano
l'origine del capoluogo ad un gruppo di coloni romani
provenienti dall'Africa che avrebbero introdotto il
culto del Santo Felice, vescovo e martire.
In realtà, le prime attestazioni sicure risalgono
all'alto Medioevo, e precisamente al X secolo d.C..
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